A nord dell’abitato di Fondachello, si trova un piccolo stagno costiero, conosciuto in passato col nome di Gurna di pane e vino, ed attualmente come Gurna di Fondachello. In passato veniva alimentato da tre sorgenti, Gebbia, Fico, Pane e Vino, le cui acque provenienti dal versante nord-orientale dell’Etna, sono state convogliate verso il mare attraverso i canali di bonifica realizzati nella seconda metà del 900.
L’importanza dal punto di vista naturalistico dell’area della Gurna è legata alle particolari condizioni che vengono create dalle acque fredde e lentamente fluenti dei canali, che assicurano la presenza di una vegetazione acquatica di rara bellezza, la quale vede la coesistenza nella stessa area di specie “nordiche” come il Ranuncolo a pennello e di specie “africane” come il Papiro.
La zona più depressa del pantano, allagata solo in alcuni periodi dell’anno, è occupata dal canneto, mentre ai margini, in posizione più rialzata, sono presenti dei giuncheti.
Sotto il profilo zoologico la Gurna è un importante luogo di sosta, per lo svernamento e la nidificazione per gli uccelli del tipo gallinelle, folaghe e cavalieri d’Italia, essendo l’unica zona umida rimasta lungo il litorale ionico dalla foce del Simeto a Messina.
Dal punto di vista geovulcanologico, fino al secolo scorso, era presente un intenso fenomeno di vulcanismo secondario con la formazione a più riprese di un vulcano di fango, denominato la Salsa di Fondachello.
La prima testimonianza risale al 1693 quando in occasione del terremoto dell’11 gennaio si osservò una fontana di acqua fangosa che raggiungeva i 32 metri di altezza. Negli anni successivi il vulcano di fango sparì per ricomparire a più riprese fino al 1847 quando sprofondò definitivamente.
Attualmente non vi è alcuna traccia del vulcano di fango, e l’unica manifestazione è un’emissione di metano lungo un canale di drenaggio.
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