Màscali, con 14.287 abitanti e quasi 38 Km² di estensione, dal mare alla montagna, è uno dei Comuni più importanti della fascia nord orientale della Città Metropolitana di Catania.
Il territorio del Comune di Mascali è caratterizzato da una grande varietà di climi, paesaggi e colture ed annovera ben dieci frazioni. Da Fondachello e Sant’Anna in riva al mare si passa a Carrabba ormai congiunta al centro di Mascali; Sant’Antonino, ciò che resta dell’antica Mascali, Nunziata, Santa Venera e Portosalvo si trovano a quote collinari, mentre le frazioni pedemontane di Puntalazzo e Montargano, sono vere e proprie oasi di pace e natura incontaminata. La frazione di Tagliaborse, infine si trova all’interno del territorio della confinante Giarre
LA STORIA
Il toponimo Mascali appare per la prima volta in una epistola inviata nel 593 d.C. dal Papa Gregorio Magno a Secondino, Vescovo di Taormina, per ordinare ai monaci residenti nel monastero di Sant’Andrea ubicato “super Maschalas”, di erigere un altare in sostituzione di un battisterio. L’origine del nome sembra derivare dal greco bizantino Μασχάλη (boscoso, ramoso), con chiara allusione al fitto ed impenetrabile bosco che ricopriva il versante orientale dell’Etna. Con l’arrivo in Sicilia dei Normanni, l’isola fu liberata dalla dominazione araba ed il territorio di Mascali, che si estendeva dal mare Ionio fino alla sommità del vulcano, venne donato dal re Ruggero II al vescovo di Catania Maurizio col titolo di barone.
Nel 1543 il vescovo Nicola Maria Caracciolo, nominato, dall’imperatore Carlo V, conte di Mascali, avviò la rapida trasformazione del territorio. Il bosco venne sostituito da rigogliosi vigneti e la Contea di Mascali divenne una delle più floride realtà economiche e sociali della Sicilia, grazie alla esportazione del vino che dal porto di Riposto raggiungeva le principali città europee.
Per proteggere il ricco territorio dalle incursioni dei pirati Turchi, che nel 1524 erano riusciti a depredare il paese e a rapire “circa octanta pirsuni” per rivenderli come schiavi, furono innalzate numerose torri di avvistamento, ben sette secondo la tradizione, disseminate su tutto il territorio della contea.
Lo sviluppo economico fu accompagnato da un vertiginoso incremento demografico e dalla nascita di nuovi centri abitati (Giarre, Riposto, Milo, Sant’Alfio) che a partire dal 1815 chiederanno ed otterranno l’autonomia dall’antica città madre decretando di fatto la fine della Contea.
Nel 1928 la città di Mascali sorgeva in collina, a 2 km dal mare, e contava circa 3.000 abitanti dediti alla coltivazione delle campagne e alla trasformazione degli agrumi in citrato di calce ed essenze nei numerosi stabilimenti industriali. I principali edifici pubblici, religiosi e civili erano stati costruiti dopo il terremoto del 1693 che aveva raso al suolo la città ma aveva risparmiato miracolosamente gli abitanti trovandosi in processione con le reliquie del protettore San Leonardo abate nelle campagne circostanti.
L’eruzione dell’Etna del 1928 sorprese la popolazione di Mascali, durante i festeggiamenti dedicati al Santo patrono; il crollo della chiesa madre dedicata a San Leonardo, la mattina del 7 novembre, segnò la fine della storia secolare del centro Etneo.
Il Governo di allora, decise di ricostruire la città più a valle lungo la strada statale Messina – Catania. Venne adottato lo schema planimetrico del “castrum romano”, con una griglia di strade ortogonali interrotta da tre ampie piazze sulle quali si affacciano i principali edifici pubblici, Chiesa, Municipio, Scuola, tutti progettati dall’architetto Camillo Autore allievo del famoso Ernesto Basile.
La ricostruzione di Mascali, esempio unico in Sicilia di città di fondazione fascista , come i centri dell’Agro Pontino nel Lazio (Latina, Aprilia, Sabaudia, Pomezia, Pontinia ) o della Sardegna (Carbonia) può dirsi sostanzialmente completata nel 1937 quando il capo del Governo Benito Mussolini, durante un viaggio in Sicilia si fermò alla stazione ferroviaria della cittadina per incontrare la popolazione e verificare personalmente lo stato dei lavori.
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